lunedì 17 maggio 2010

Un altro giorno sul lavoro a tappare i buchi dovuti alla mancanza di personale. Non é colpa mia se l'azienda vuole ridurre i costi. é invece una mia responsabilitá fare in modo che i clienti siano felici e soddisfatti. Siamo degli schiavi moderni ma ci hanno lavato il cervello cosí bene che non si ha piú la forza di rialzare la testa. Ad Atene le cose non vanno cosí, ma nemmeno a Bangok. Peró la gente muore, mentre io scrivo cazzate con il computer.
-"Smettila con questa mentalitá proletaria"- mi dissero. Ma io proletario lo sono, almeno nella mentalitá.
Fellini dovette aspettare di lavorare con Rossellini prima di capire che l suo mezzo espressivo fosse il cinema, cosa sará di me? Chi mi aiuterá?
La gente che lavora in aereoporto occupandosi di tenere sempre in ordine e ben allineati i carrelli porta valige, é tutta del Pakistan. Tornano in autobus insieme, tutti con lo stesso odore pungente, sono sempre di buon umore e la realizzazione professionale non sembra appartenere alle loro preoccupazioni.
Io mi sento ora come una via di mezzo fra Arturo Bandini, Kurt Vonnegut che cerca di scrivere un libro su Dresda e Barney Panofski che non ricorda di aver ucciso il suo migliore amico che scopava con sua moglie.
Nell'autobus un uomo legge il Corano e mangia dei mandarini, l'autista si pavoneggia con una bella polacca ma un passeggero si intromette ed io mi sento pieno di letteratura.
Ci svegliammo intorno a mezzogiorno. Lei tornó a casa sua ed io mi tuffai in uno dei miei soliti giri a zonzo per la cittá per vedere cosa accadesse. Era tanto tempo che non lo facevo. Tanto tempo che non mi facevo respirare dai quartieri odorosi di Barcellona. Scendo da plaza Espanya ed imbocco Paralelo per risalire nuovamente attraverso carrer del Blay. Non avevo nessuna meta prefissata ma una volta arrivato lí volevo vedere dove si trovasse esattamente il ristorante Quimet-Quimet. "Le migliori tapas di Barcellona". Allungo un pó il tragitto passando per carrer Salvá, solamente per assicurarmi che il bar Mantra fosse ancora lí. Era lí, con i suoi tappetini e lampade marocchine, gli incensi pungenti e il vino rosso acido. Magari veniamo qui domani sera dopo aver cenato alla Bella Napoli. Un bel bicchiere di Paxarán a suggellare una gran cena con melanzane alla parmigiana succose e sugose, una mozzarella di bufala trasudante latte, pizza bianca e rosmarino e carne alla modenese, con un balsamico che, seppur non tradizionale, decente e saporito. Il pensiero di quei cibi mi faceva ingoiare l'acquolina che mi si stava accumulando vicino alle tonsille.
Poi il Raval, come in un libro di Montalbán, mi risucchió letteralmente in quel vortice di odori: curry e piscio, pietra umida e polveri di lavori in corso, i kepab e le puttane di via Robadors.
La rabla del Raval era il solito crogiuolo di grida e lestofanti, ristoranti turchi e hotel di lusso eretti di fianco a ruderi cadenti. Qui di lato c'é una casa occupata da tre donne, madre di 46 e figlie di 18 e 28 anni, le quali non permettono a la legittima proprietaria di entrare in casa sua. La polizia non fa nulla e la povera donna è disperata.

-"Stiamo peggio di lei e non sappiamo dove andare"-. Cazzi vostri.

Arrivo al museo di arte contemporanea, c'erano i soliti skaters a fare acrobazie e uno di essi, poco piú grande di me, stava spiegando a suo figlio come tenersi in equilibrio. Erano stupendi. Una signora mi taglia la strada con gran fretta e va a ficcare quasi tutto il suo naso nel piatto di due poveri turisti che pranzavano serenamente. Un pó stupita la coppia si guardó negli occhi mentre la donna tornava da suo marito, rosso di vergogna gridando: -"Si si sono maccheroni"-
Vado a vedere un'esposizione su John Cage. Penso a quanto sia bello rasare la propria donna sotto la doccia. Compro un libro:
"Il Silenzio". Un tema che non mi lascia insensibile. La mia mente associa idee come un fiume in piena: Joannes Sebastian Bach, Nietzsche con l'Eterno Ritorno, la Gaia Scienza e la critica al positivismo. Pensai al fatto di sentirmi nichilista prima ancora di sapere cosa la parola volesse dire. Pensai alle avanguardie del secolo XX e alle post avanguardie, ma soprattutto pensai a cosa diceva Umberto Eco al proposito. Beethowen, Orazio e la ruota della vita, Epicuro e i piaceri della vita, Catullo e il suo disinteresse per la politica. Borgues e l'ottava nota, quella del ritorno all'inizio con tonalitá differente, pensai alla scena di 24hours party people in cui Martin Hannett vuole registrare il silenzio di fronte ad uno stupito Toni Wilson. Martin Hannett, troppo "grande" per la morte. Il Sistema Sonoro, Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto, Il Libro Tibetano dei Morti, il sax di John Coltrane, le allitterazioni di Charlie Mingus e "Foggy Night".
Sulla Rambla, quella che collega Catalunya con il mare, un ragazzo con lo sguardo innamorato parlava con una busker vestita da fata. Era una scena molto bella e poetica e meritava una foto. Piú che altro erano gli occhi del ragazzo a meritarla.
Mi sarebbe piaciuto fotografare anche la Boqueria deserta, con le saracinesche dei chioschi abbassate e il pesce lasciato nel ghiaccio coperto dai panni acrilici di color bianco, con dei vagabondi che dormivano sotto le colonne, fra la puzza di orina e le scorze di verdura e i gusci dei frutti di mare del ristorante li vicino. La terrazza del Ra é piena, gli spagnoli adorano cazzeggiare al sole, seduti al bar con una birra ghiacciata. Un anno nuovo sembrava cominciare, progetti, sogni pigrizie e paure. In quel momento mi chiamó:

-"Paella al Rey de la Gamba?"-

-"Si, perché no"-

Passai prima al bar della libreria Laie a bere un buon cava di aperitivo e mi incamminai in direzione mare, pregustando giá il riso giallo di zafferano mischiarsi con gli scampi freschi.
Tutto innaffiato da un Albariño fresco. Ovviamente

Non ci avevo mai fatto caso prima.

Era una strana sensazione. Ci separavano diecimila chilometri in linea d'aria ma pensavo che sarebbe uscita dal bagno da un momento all'altro.
Talkin Heads.
Ballavo, giravo la testa c'era la sua ombra ma dietro la luce nessun corpo. Neanche l'ombra a dire la veritá. Peró ne avvertivo la presenza.
-"Adesso esce dal bagno, avrá ormai finito"-.
The Cure.
Sorrisi, sguardi, occhiate curiose, erano tutti in coppia tranne io. Le osservai una ad una. Non so quante di loro fossero veramente felici, forse lo erano davvero ed io sono il solito sospettoso. O forse no. -"Sta per uscire dal bagno"-
James Brown e subito dopo Ian Curtis. Anzi no, il DJ fece suonare prima "Let Me Stand to your Fire" di Jimi e poi i Joy Division. Fu in quel momento che coincise anche con la presa di coscienza che le Voll Damm avevano fatto effetto, unito ad uno sbalzo emozionale dovuto a quell'improvviso cambio di musiche, atmosfere, contenuti, contesti e soprattutto ritmo, che mi affacciai all'altarino stile politico durante un comizio dove stava il DJ, allungai il collo verso di lui e gli gridai nell'orecchio:

-"Come puoi farmi questo, come puoi mettermi Curtis dopo Hendrix?"-

Non sapendo bene cosa dirmi, farfuglió che per lui tutto faceva parte della "cosa", era un perfetto ignorante in musica.

-"Metti su qualcosa dei Violent Femmes"
-"Abbiamo solo una canzone e l'abbiamo giá messa prima".

Sono sicuro che non sapeva chi fosse Gordon Gano. Pero fece un paio di giocate Garage Rock anni Sessanta che mi sorpresero. Bisogna dare sempre una seconda possibilitá
Tornai a piedi fino a p.za Catalunya e fu un viaggio lungo e nebuloso. Mendicanti, spacciatori, ragazzine di sedici anni in minigonna e tette da fuori, i soliti turisti biondi e ubriachi.
Ma la cosa piú inquietante erano le piastrelle di Gaudí che rivestono Paseo de Gracia come i sanpietrini le strade di Roma. Migliaia e migliaia di occhi luccicanti. Un'ossessione, tutti rivolti verso di me.
Non ci avevo mai fatto caso prima.

domenica 16 maggio 2010

Macchie di vernice sui Wilco.

Un bambino catalano di 8 anni riassume in una frase la questione linguistica: "Yo tampoco sé que idioma hablo". Un vecchio pazzo va in giro per l'aereoporto, occhiali da sole, sciarpa fin sotto le narici e cuffie dalle quali non veniva fuori musica ma rumori insopportabili simili a frequenze radio. E lui, tranquillo, passeggiava con un'aria beatamente inquieta.
Un giovane ubriaco cerca di spiegare alla polizia la sua versione dei fatti di non so quale avvenimento ma quell'alito e quel cartone di vino stretto fra le mani gli tolgono credibilitá. Almeno di fronte alle forze dell'ordine, non certo di fronte a me.

-"Dammi un euro, dammi un euro per mangiare".

Lavoro dalle 23.00 alle 07.00 alle 09.00 ho un corso di formazione. l'ennesimo. Forse il precariato del lavoro é qualcosa di positivo, almeno non ci sentiremo mai "arrivati" e continueremo a cercare il nostro futuro. Fino a quando poi non avremo piú questo lusso. Di avere un futuro. A volte credo di non avere passioni, a volte le passioni mi fanno desiderare avere 48 ore di tempo al giorno. "Lavorare é facile, il problema della vita é sapere cosa fare dopo il lavoro"
Vedo "La Cena" di Scola coi sottotitoli in portoghese, l'amica di Mari che legge "Amercan Pastoral", Mari che legge "Fiesta Mobile".
-"Tatie. Sognavo vederti venire da me in Brasile a chiedermi di sposarmi. Vedo Hemingway e vedo te, vedo te e penso a Hem".
Magari fosse cosí mia dolce Haydley.

-"Andiamo in qualche bistrot, andiamo a mangiare qualche buon formaggio fresco e verdure della Rioja. Innaffiamo le nostre anime di Chablis e lasciamo che questa succulenta carne ci faccia venire ancora di piú la voglia di fare l'amore.
Grazie per la compagnia, il flamenco e le lagrime. Grazie anche per la tua incoerenza e mancanza di volontá. Grazie per la pioggia"-.

Che disastri combino, quanta vita ultimamente.

-"Il problema del panta rei é il mentre"

-"Anche il mentre scorre"

-"Il tuo problema e´che riesci a cambiare opinione nell'arco della stessa frase"

La speranza é una brutta parola inventata dai padroni.

Ho accumulato troppe cose, troppi ricordi, troppi aneddoti, troppa vita, troppe emozioni. Non sto seguendo i consigli di Hemingway, quel caro buon vecchio ubriacone disciplinato che si obbligava a scrivere ogni santo giorno. Il risultato é un arretrato di potenziali racconti che forse non vedranno mai la luce. Se non comincio a lavorare subito, col cazzo che l'anno prossimo andró alla fiera del libro a presentare il mio libro.
Sono vuoto e triste, spogliato dell'unica cosa bella che avevo. La vita é sarcastisca, le sue vicende ti rendono prima un nichilista e poi ti illudono facendoti assaggiare cosa é l'amore. Non si fa in tempo a ricredersi, che la vita si riprende indietro tutto. E tu torni solo.
Ma solo ci sono sempre stato. Cosí moriró. Come tutti.

-"Era un ragazzo che aveva "tutto", casa di proprietá, posto in banca, 3000 euro al mese. Beveva. Troppo. Con un grammo di cocaina faceva due piste. La madre si suicidó due anni fa. La donna lo ha lasciato l'anno dopo. Lo hanno trovato, cadavere da ormai tre giorni, nel suo appartamento, con il viso ricoperto di formiche e la bottiglia di J&B rovesciata sul comodino"

Leggi ad listam per salvare Formigoni e quell'altra sindacalista fascista. Anemone, Scajola, corruzione e mafie,
posso subire tutto questo con mille euro al mese?
Posso pagare le tasse se la Guardia di Finanza si fa corrompere da costruttori e attuali presidenti del Consiglio?
Appalti, favori, puttane e squallore. Preti pedofili e Legionari di Cristo. Ma Gesú avrebbe mai accettato la parola legionari? proprio loro che si giocarono ai dadi la sua veste? Ratisbona, il fratello del Papa che picchia minori, Fastweb, il piú grande scandalo della storia in termini economici, gente che ride dopo il terremoto de l'Aquila per tutti i soldi che guadagnerá con gli appalti, inventarsi un legittimo impedimento per aggirare la bocciatura dell'incostituzionale lodo Alfano. Di Girolamo, Mills e le "assoluzioni" del TG1, Minzolini e il vice direttore de Il Giornale, dove esiste il limite, perché la corruzione annienta cosí tanto la dignitá?
Ma a me, in realtá, cosa cazzo me ne frega di questi personaggi? Cosa apporta alla mia vita questo spreco di energie?
Io desidero solo un lungo arcobaleno che unisca Sao Paolo do Brazil con Barcelona, vorrei scivolare lungo questo iris e ritornare ad abbracciare la persona che amo.

giovedì 8 aprile 2010

La nostra sofferenza non ci ha reso persone migliori.

Tre passeggeri in sedia a rotelle costretti ad aspettare l'assistenza per piú di un'ora dopo l'atterraggio. Un altro rincorso dalle hostess nella sala d'imbarco per aver rubato un giubbotto salvavita. Un pazzo che si accende una sigaretta in volo e viene denunciato. kili e kili di cocaina, che facevano la spola Bogota-Barcelona e che giungevano al mercato con l'ausilio degli scaricatori di valige. Il passeggero numero 10 del volo Barcelona-Cluj Napoc che viene costretto a scendere dall'aereo dalla polizia, quando ormai era sicuro di fuggire immune dalla Spagna. Juan gioca a domino mentre l'ordinaria follia dell'aereoporto continua imperterrita la sua ruota oraziana.
Tutto passa, anche il dolore.
Il presidente Napolitano intanto mette la sua firma sul decreto che rende effettivo il legittimo impedimento.
Viva l'Italia.

martedì 30 marzo 2010

Avevano oraganizzato una calcotada, ma hanno mangiato i calcots prima.

Ancora una volta le coincidenze, la dea casualitá o i miracoli, chiamateli come volete. Domenica scorsa, in una spiaggia vicino la Barceloneta scopro che la cinese moglie del titolare del bar all'angolo di casa mia é anche una delle centinaia di donne cinesi che come lei gridano -"Masage, masaaage!!"- e offrono mezzora di ottimi massaggi a 5 euro. Una vecchia cicciona cedette alla tentazione e si fece palpeggiare i rotoli di ciccia cellulitosa con le tette che le cadevano da sotto le ascelle. Io e Wendy morivamo dalle risate.
Forse compro una vespa per andare a lavorare.
-"Se comprassi una Vespa, verresti con me in Francia?"- Juan seduto sullo sgabello ed il cinese, giocano al domino appoggiati al bancone del bar. Il chino mi guarda e comincia a ridere con quella sua risata grassa e larga.
-"Gli ho insegnato io a giocare a domino e adesso mi batte sempre"- si lamentó don Juan. Un signore in giacca e cravatta ride con sufficienza dall'alto della sua ignoranza e dei suoi pregiudizi. Io invece mi godo tutta la poesia della scena. -"Puta integración"- come gridó un ubriacone argentino l'altro giorno. Quella strana coppia di cinquantenni dove lui sembra molto piú anziano, bevono birra ogni pomeriggio e chiacchierano a lungo. Stefano Lodi, gli essere umani sono luce, vivere in fotogrammi di uguale iportanza, non disdegnare le cose semplici, spazzare per terra ,la bottiglia, l'ottava nota, la quarta via, gli shock emozionali, i frammenti di un insegnamento sconosciuto e gli incontri con uomini straordinari; le incredibili connessioni. Oppure no. Tutto torna, oppure no. Lo Chablis e le telefonate alle tre di notte.
-"Ho sognato che andavo via"-
-"Peró andrai via per davvero"-
-"Lo so"-
-"Andiamo da qualche parte che sono due giorni che non mangio"-
Una cena da Pierdi con spaghetti allo scoglio e vino bianco ghiacciato, il mirador del Migdia, un album di inediti di Jimi Hendrix "Valley of Neptun", anno 2010. Inediti per davvero. Con lo stesso tecnico del suono di allora in sala a mixare. Un capolavoro di suoni, una dolcissima fusione fra digitale, analogico e corde di metallo incendiarie. Scariche di elettricitá e feedback. Il potere dell'immaginazione di Fellini. Si Fellini, forse sei tu la soluzione ai miei mali. Jung. L'immaginario collettivo. Quella donna che legge Jung nel metro. Io e wendy ci guardammo stupiti. Un gruppo di brasiliani si muove a ritmo di capoeira. Percussioni, onde. Sole e saudade. 5 concerti di jazz stanotte, da Verdaguer al Raval. La mostra su Fellini e quel video di un suo film con un ragazzino efebico e riccioluto che suona "Don't think twice it's all right", stonatissimo ma musicalissimo. Stiamo perdendo il tempo dietro a false morali e demagogia. Per non parlare delle felicitá artificiali e deprimenti. L'insostenibile leggerezza degli italiani, che alle regionali fanno vincere la Polverini, candidata che a quelle elezioni non poteva partecipare. L'ennesima illegalitá e Milan Kundera, che Bee sta ora leggendo. L'ennesima coincidenza, lo stesso circolo di una vita.
"Lei mia bella ristoratora, fa il mestiere piú bello del mondo, eppure, stasera é un pó malinconica. Ma perché? Forse il desiderio nuovo di felicitá? Peró attenti perché poi quando questo desiderio sembra essere una possibilitá, lí son dolori, lí comincia l'infelicitá".-
Vittorio Gassman, "La Cena", Ettore Scola, 1998.

venerdì 19 marzo 2010

-"Non ho alcuna particolare abilitá ma solo il desiderio di vivere umanamente".-


M.A. Bulgakov

mercoledì 17 marzo 2010

-"Perlomeno é decente"-
Dio, la decenza, una parola che avevo quasi dimenticato.

martedì 16 marzo 2010

"Lei a cosa si dedica?"- "A cercare qualcosa cui dedicarmi".

-"Tieniti libero venerdí, usciamo, ho bisogno di ubriacarmi e non da solo, una sana fiesta. Ho un'angustia insopportabile che non mi lascia neanche respirare"-.
-"Dobbiamo imparare dai momenti di angustia. Non rifuggerli ma goderli. Quando dici di non sentire nulla, menti. Definiamo nulla ció che non ci piace sentire. Goditi questa angustia, assaporala, lascia che penetri nelle tue pagine in attesa che la sua controparte essenziale, la felicitá, torni a farti visita.
É la non Morte"-
-"Qusta maledetta poeticitá. Non capisco perché non riesca a godermi la vita. Riconduco tutto alla sofferenza. Se non soffro, se non ho ansie, é come se non mi sentissi vivo. L'amore é una trovata pubblicitaria; l'unico, quello vero, é il non corrisposto.
Altrimenti non esisterebbe la letteratura"-
-"Per la prima volta sento il desiderio di proseguirmi"-.

sabato 13 marzo 2010

Un bar, con angolo lettura e piccola biblioteca, vendita dischi, piccolo stage per concerti e jam sessions.

La spatola della madre di Portnoy, il mestolo di Panofsky, i prosciutti appesi della champañería, la Barceloneta con le tapas ed il mercato, il tonno che scarseggia a causa dell'aumento del consumo del sushi. Il Raval che ti sorride con un coltello nascosto dietro la schiena, sbagliarsi sugli amici, sugli amori, su se stessi; Le improvvisazioni jazz a 7,50 euro in un bar di fronte alla scuola di musica. Il ritorno alle, il ritorno delle droghe, bluse verdi e donne senza pantaloni.
-"Secondo te sono una brava persona?"- mi chiese in lacrime. Cosa mai voleva dirmi?
I colloqui di lavoro, scarsi e sfortunati. Le corse, i ritardi, i passeggeri, le degustazioni di Johhny Walker. La sfiducia e il credere che, banalmente, va toccato il fondo per risalire. Io ti do la mia solitudine ora, domani mi darai la tua. L'amore ai tempi del precariato.
La letteratura e l'immaginario rimpiazzati facilmente dalle impellenti necessitá fisiche. Il corpo che reclama e vince sulla ragione. "El sucio siempre gana".
-"Cazzo Nigri, stiamo maturando. Sto anche pensando di comprarmi casa"- disse.
No, no no anche tu! Hai trent'anni e la gente si aspetta cose da te. Cose come una casa per esempio. Sono io ad essere in ritardo o il concetto di tempo é mal interpretato, corrotto da dietrologismi culturali vecchi e stantii come la naftalina negli armadi delle vostre nonne, se ancora ne avete. Di nonne dico. O sono tutte scuse. Ho pensato ad una scena di Roma Cittá Aperta.
-"Da un lato sono contenta, perché il precariato lavorativo non é una cosa che riguarda solo me. Non é colpa mia e c'é un sacco di gente nelle mie condizioni. E questo mi consola. Dall'altro ho paura, perché non vedo una via d'uscita"-.
Lack of Afro, Calexico, Baby Charles, Nina Simone, Odetta, Gene Vincent, Bob Dylan i Fleetwood Mac (con Peter Green ovviamente), The Pretty Things, gli ascolti consigliati per oggi. Cosí potró sopportare il senso di vomito per i legittimi impedimenti, protezioni civili spa, leggi ad listam, direttori Rai, Agcom, dittatorini nei labirinti dei propri tramonti personali. Cosí posso sopportare il peso di vedere infrangersi i sogni dei quasi 90enni italiani, che vedono lo spreco delle lotte della Resistenza, se il risultato é questo che abbiamo adesso.

giovedì 11 marzo 2010

Le storie incredibili del centro recupero per ragazzini con "difficoltá" dove lavora la mia coinquilina. C'é una tredicenne, trovata stesa per terra alla stazione di Sants, vestita solo di un gilet, stordita dalle droghe dopo che vari individui l'avevano ripetutamente violentata.
Tredici anni, Cristo.
Non era la prima volta che giungeva al centro anzi, a giudicare dalla confidenza con la quale si rivolgeva agli "educatori" sembrava essere di casa. -"Devi vedere come questa ragazzina si rivolge alla madre. La manipola a suo piacimento"- Ci sono poi delle ragazzine marocchine, sveglie e dai gran sorrisi, appositamente spedite in questi posti dalle madri perché ricevano un'istruzione, cosa quasi impossibile per loro in nord Africa. Poi magari ci vien fuori la cittadinanza spagnola. Poi magari un giorno riescono a venir fuori da quella povertá. Sveglie, attive, dinamiche e curiose, approfittano di questa esperienza per migliorare la cultura personale, imparare una lingua, costruirsi un futuro degno. Lontano dalla povertá e dai pregiudizi. -"Anche in questo caso le donne sono piú furbe dei maschi; i ragazzini si mettono quasi sempre in mezzo alla strada e passano il tempo tra furtarelli, microcriminalitá, droga. Le marocchine preferiscono il centro, dove non manca mai un letto e un pasto caldo".- Una ragazzina cinese si trovava lí semplicemente perché alla sua etá, qui in Europa, la gente va a scuola. I genitori la facevano lavorare fin da quando aveva otto anni. Famiglia di commercianti ai quali non mancano i soldi. Per questo la bimba aveva sempre bei vestitini alla moda comprati dalla madre. E lei, quindici anni, tira fuori cose come: -"Mia madre crede che avere dei bei vestiti sia la cosa piú importante per me. Ma lei é troppo stupida per capire quali siano le cose veramente importanti"-. Infine quella di quattordici anni, rimasta incinta a tredici, che con linguaggio di strada spiega le ragioni del suo aborto: -"Che cazzo avrei dovuto fare s no? Eh? Dimmelo tu cosa avrei dovuto fare, io tredici lui quattordici, fra un mese non saró piú con lui e magari staró scopando con qualcun altro. Come posso volere un figlio da lui? Non avevo altra scelta, ho racimolato come potevo 500 euro e via a togliermi chirurgicamente il problema"-.
Romanticismo and Modern Times.

Ti devo parlare.

Mi sento come un paziente al quale sono stati diagnosticati due mesi di vita. Al massimo due mesi se tutto dovesse andare bene. L'ansia e la paura ti travolgono. Stai per tendere verso l'assoluto. Sei sempre stato cosciente di questo ma non l'avevi mai vissuto, diciamo, cosí in prima persona.
La tua data di scadenza. Sei come lo yogurt.
Una volta peró accettato il dato ti fatto, l'inevitabile evidenza, lo scontato finale, vivi una pienezza dello spirito mai conosciuta prima d'allora. Sento le stesse sensazioni di quel paziente. Mi sento come dentro di un'automobile che cappotta in una scarpata, sento il sapore di vetri e terra, sento una paralisi che lascia il corpo freddo come le mattine di dicembre. Quando muore anche la tua capacitá di amare, il tuo sonnambulismo emozionale. Lo stadio intermedio pre mortem secondo gli antichi tibetani.
Sono in bilico fra il non piú ragazzo e il non ancora uomo. Come diceva Carofiglio. Tyler Durden e Alex Portnoy sarebbero d'accordo.

mercoledì 10 marzo 2010

Lisboa.

Jim Jarmusch, Roberto Benigni, Tom Waits, Robert Frost, Bob Dylan, Johnny Cash, la signora slovena alla quale han rubato la borsa, i serpenti che ti vengono in sogno e se non li uccidi faranno in modo che qualcuno ti tradirá presto, una vecchia ubriaca che dorme nella metro, dimentica una borsa di plastica, un poliziotto in borghese mi mostra il distintivo e la porta via, -Il Libro Tibetano dei Morti-, Maus di Art Spiegelman, Aushwitz, Katowice, le coincidenze mortali e liberatorie, le leggi "Ad Listam" e i "Legittimi Impedimenti", la mostra di Fellini al Caixa Forum, Lisbona e le sue maledizioni, Roma cittá aperta, la Magnani, il lavoro, gli amori, -é tutto qui?-, il regista di 24 hours party people, quell'altro suo film, A L L U C I N A N T E, "Jude".
Tognazzi e Gassman. "In nome del popolo italiano", Risi alla regia.
Il mio ragazzo é un Buddha, i miei amanti, scatole di cioccolatini. Le pareti bianche della mia stanza, le mie foto in bianco e nero, Robert Johnson.
Per oggi mi han salvato i Dire Straits con Six Blade Knife.
Finalmente ho capito a chi somiglia la mia coinquilina; lanciando per caso un'occhiata al suo portatile ho visto che utilizza come sfondo lo scheletro protagonista di quel film animato diretto da Tim Burton. Non ricordo il nome.
Inconsciamente o realmente consapevole, lei lo sa. Di somigliare allo scheletro voglio dire. O forse vorrebbe. o forse si influenzano mutuamente.
Giacca, cravatta, l'uniforme della compagnia, pronto per andare a lavorare.
Oggi c'é sole ma domani nevicherá. Considerevolmente.
Dopodomani il sole di nuovo. Su due panchine adiacenti, due signore anziane sedevano tranquille, ognuna per conto proprio. Una stava preparando un maglione con i ferri. L'altra controllava gli scontrini della spesa. Un raggio di sole passava attraverso il ponte di ferro e il triangolo descritto da quella luce filtrata, illumanava i loro visi.
La signora con i ferruzzi sembrava piú rilassata. Juan delirava ubriaco al bar sotto casa.
V, gran brava persona. Erano almeno 7 oppure 8 settimane che non lo vedevo. I suoi timori, i suoi 29 anni, le sue paure, gli obiettivi e la mancanza dei tali, la relazione con le donne, la sfiducia nell'amore che inevitabilmente porta a desiquilibrare, anzi no a creare dei pregiudizi nei rapporti (contrariamente alla percezione della propria morale, /la percezione, non come realmente é come essere umano pensante dico). L'inerzia. L'accidia. La paura. L'incoerenza. La possibilitá di percepire, l'impossibilitá del capire.
Mi sfogai con lui, perché avevo paura delle stesse cose. Mi fece bene parlarne. Fa bene parlare con qualcuno se si condividono le stesse paure. La sua donna lo ha tradito per fare un trio.
Trio che, ovviamente, non comprendeva lui. "Le corna sono come i denti", diceva un ubriacone sposato da quarant'anni con una prostituta. "Fanno male quando escono ma poi ti aiutano a mangiare".

domenica 20 dicembre 2009

Meu Bem.

Piove sull'aereoporto, il cielo piange perché non ci sarai piú tu a fargli compagnia.
Piove sull'aereoporto, e i finger sembrano bare aperte.
Piove sull'aereoporto, e le piste bagnate sono deserti di solitudine.
Piove sull'aereoporto, e i ricordi e i rimpianti mi penetrano come gocce taglienti.
Piove sull'aereoporto, ed io aspetto il bus sotto la pioggia,
sperando che l'acqua possa lavare i miei peccati come in un nuovo battesimo,
Piove sull'aereoporto,
e non capisco se sulle mie guance stia scivolando
acqua o lagrime.

lunedì 23 novembre 2009

Mia nonna è una bella donna.

Una paralisi facciale avvenuta poco dopo la morte del marito, le ha deturpato il viso ancora liscio e morbido nonostante gli ottantadue anni suonati. La bocca é tutta storta da un lato, l'occhio é rimasto semichiuso. Non ha perso il suo sguardo da bambina, ma la sua bellezza estetica é diventata ormai un antico ricordo.

"Ancora posso fumare e mangiare" dice lei soddisfatta.

Sta soffrendo e lo so, ma non per la sua bocca o per il suo viso rovinato, di quello so che non gliene frega niente. Quel suo muso torto no é altro che una rappresentazione, un atto metaforico che l'incosciente ha voluto far precipitare sul presuntuoso e razionale cosciente. É un atto, un atto simbolico, poetico se vogliamo di rappresentazione delle nostre sofferenze familiari. Dei limiti emotivi che hanno spinto una famiglia a vivere nascondendo i propri sentimenti. Un atto metaforico per avvisare i nostri io repressi, per informarli di quale possa essere il futuro se non decidiamo di vivere nel presente. Uscire dai circoi viziosi dove crediamo che viva il nostro io, e incontrarsi con sé stessi. Senza paura.

Era la bocca schifata dei miei nonni, morti senza vedere lo sfacelo e l'inutilitá dei loro sforzi. Uomini peró morti degni, veri uomini.

La faccia di mia nonna, la metá non paralizzata, é ancora bella come un tempo; é la parte buona, quella ancora rimasta intatta, l'occhio vivo, la luce della pelle.
Sembra una maschera greca antica, quelle che si usavano nei teatri dell'epoca. Una metá che rappresenta la bruttezza della vita vissuta senza amore e senza arte e senza il riconoscimento di sé stessi. Dall'altro tutto il suo opposto.
"La gioventü é sprecata nei giovani" diceva Wilde.
Non sempre, dico io.

Dietro ogni grande uomo, c'é sempre una grande donna;
Per il tuo modo speciale di capirmi,
grazie Mari

martedì 10 novembre 2009

Le Passanti.

Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà
a quella conosciuta appena
non c'era tempo e valeva la pena
di perderci un secolo in più.

A quella quasi da immaginare
tanto di fretta l'hai vista passare
dal balcone a un segreto più in là
e ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto e che tu le hai deciso
in un vuoto di felicità.

Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino
e magari sei l'unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano.

A quelle che sono già prese
e che vivendo delle ore deluse
con un uomo ormai troppo cambiato
ti hanno lasciato, inutile pazzia,
vedere il fondo della malinconia
di un avvenire disperato.

Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante
scavalcate da un ricordo più vicino
per poco che la felicità ritorni
è molto raro che ci si ricordi
degli episodi del cammino.

Ma se la vita smette di aiutarti
è più difficile dimenticarti
di quelle felicità intraviste
dei baci che non si è osato dare
delle occasioni lasciate ad aspettare
degli occhi mai più rivisti.

Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere.

lunedì 2 novembre 2009

La necessitá ha la faccia di una cagna.

It ain't no use to sit and wonder why, babe
It don't matter, anyhow
An' it ain't no use to sit and wonder why, babe
If you don't know by now
When your rooster crows at the break of dawn
Look out your window and I'll be gone
You're the reason I'm trav'lin' on
Don't think twice, it's all right

It ain't no use in turnin' on your light, babe
That light I never knowed
An' it ain't no use in turnin' on your light, babe
I'm on the dark side of the road
Still I wish there was somethin' you would do or say
To try and make me change my mind and stay
We never did too much talkin' anyway
So don't think twice, it's all right

It ain't no use in callin' out my name, gal
Like you never did before
It ain't no use in callin' out my name, gal
I can't hear you any more
I'm a-thinkin' and a-wond'rin' all the way down the road
I once loved a woman, a child I'm told
I give her my heart but she wanted my soul
But don't think twice, it's all right

I'm walkin' down that long, lonesome road, babe
Where I'm bound, I can't tell
But goodbye's too good a word, gal
So I'll just say fare thee well
I ain't sayin' you treated me unkind
You could have done better but I don't mind
You just kinda wasted my precious time
But don't think twice, it's all right

Bob Dylan

Sangue e Sperma.

Si quería desarollar mi imaginación personal, antes que nada debería librarla de la tiranía del peso. Por su fuerza de atracción, el planeta estaba siempre presente en el cuerpo diciéndome: "Eres mío, de mí vienes y a mí llegarás". Sentí que lo más que pesaba era la sombra. Me llené de ella, una materia densa, dolorosa, agobiante. Colmé mis piés con su negrura, luego las piernas y el resto del cuerpo. Cuando fui una piel rellena de alquitrán, inspiré lo más profundo que pude y espiré el magma de mis pies rellenándolos esta vez de luz. Vacié mis piernas, mis brazos, mi tronco, mi cabeza y fui un pellejo colmado de resplandeciente energía. Me sentí liviano, cada vez más liviano. Me pareció que si daba un paso iba a saltar veinte metros. La ausencia de sensación de peso me llenó de alegría, de ansia de vivir, me hizo respirar profundo. Ya no tenía el espiritu invadido por desperdicios psicológicos, dolorosas serpientes de sombra. Tuve ganas de vestirme y salir a caminar. Así lo hice. Eran las cuatro de la madrugada. El barrio obrero, con sus faroles vacíos estaba casi sumido por las tinieblas. Sintiéndome tan luminoso como la luna, marché dando de vez en cuando agradables saltos. De pronto vi aproximarse a tres individuos de mala catadura. Prudente, cambié de vereda. Ellos, al ver mi movimiento defensivo, se abrieron en abanico. Uno sacó una macana, el otro un cuchillo y el tercero una pistola. Me lancé a correr hacia la calle San Pablo, arteria central del barrio por donde pasaban tranvías y había aún la posibilidad de encontrar un bar abierto. "Detente huevón!" gritaron. Lancé una llamada de auxilio que sonó como un chillido de puerco en el matadero. ¡Ninguna ventana se abrió! ¡Ninguna puerta! Allí iba yo, el ex ingrávido, galopando más pesado que el paquidermo, bajo el indiferente firmamento, luciendo en mis pantalones la huella fecal del miedo. Con el dolor de la dignidad pulverizada, deposité mis esperanzas en llegar el la calle central. ¡A diez metros de ella vi que estaba oscura! Entonces vencido, entregado, temblando, me detuve y esperé a los bandidos. ¡Llegaron junto a mí y de un puñetazo en el ventre me lanzaron al suelo! Con calma agónica les rogué que no me mataran, que se llevaran todo, porque yo era un poeta. Me registraron los bolsillos, extrajeron un arrugado billete de estudiante. Después de observarlos con minuciosidad me los devolvieron, junto con el dinero, saludaron y se fueron diciendo que eran policías, que me habían confundido con un ladrón. "¡Joven, para otra vez no huya, porque se hace sospechoso!" Adolorido, en cuerpo y alma, llagué a San Pablo. ¡Allí, a la vuelta de la esquina, en una cafetería alumbrado por una lámpara de gas, un grupo de personas jugaba a las cartas! ¡Con unas cuantas zampadas habría estado a salvo! ¡Si hubieran sido en verdad asaltantes, podrían haberme degollado por entragarme así, como una res, a unos pasos de la salvación! ¡En ese mismo instante juré que siempre mantendría mi esfuerzo hasta que no me quedara una gota de energía y que nunca abandonaría una obra empezada hasta haberla terminada!

A. Jorodowsky