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martedì 14 agosto 2012

"Temete come mortali tutte le cose, e come immortali le desiderate".


Siate Vino! Nutritevi di rose, curiosità e dubbi!

Sorprendetevi sempre, sgranate gli occhi come bimbi! Ma siate capaci di ritrarvi, di allontanarvi dalle beffe amare della falsa cosapevolezza, o della psyche negativa, della sofferenza che proviene dal desiderio, quello fittizio, la sopravvivenza per la quale i mortali si uccidono, come se non fosse già tutto transitorio.
Non ne siate schiavi, spazzate via l’ego, spazzatevi via! Ma siate attivi allo stesso tempo, non dimenticatevi, fate di voi dei capolavori, la cosa più importante. Quello che vi spacceranno per egoismo, è invece un chiaro esempio di annullamento del concetto di “sé stessi”. Il grande sogno della libertà, quella non “di” e nemmeno “da” ma la Libertà, consiste solamente nell’esprimere il vostro potenziale.
Ma dovete accettare anche l’idea che questi sforzi siano inutili. Perchè una volta annullato l’Io cosi da esprimere il meglio di ciò che credete essere la coscienza di voi stessi, anche se finalmente liberi vi ritrovereste comunque di fronte al vuoto, al nulla, al deserto. Il deserto per aver abbandonato la  vecchia coscienza del vecchio Io rappresentante. Accettate questo e diventerete liquidi e adattabili, vi renderete padroni delle vostre vite. Non pensiate di aver vissuto a lungo solo per i vostri 199 anni di esistenza morta.

lunedì 3 ottobre 2011

Io e la mia ombra.

Mi è avvenuto più volte, svegliandomi nel cuor della notte (la notte, in questo caso, non dimostra veramente d’aver cuore), mi è avvenuto di provare al bujo, nel silenzio, una strana meraviglia, uno strano impaccio al ricordo di qualche cosa fatta durante il giorno, alla luce, senz’abbadarci; e ho domandato allora a me stesso se, a determinar le nostre azioni, non concorrano anche i colori, la vista delle cose circostanti, il vario frastuono della vita. Ma sì, senza dubbio; e chi sa quant’altre cose! Non viviamo noi, secondo il signor Anselmo, in relazione con l’universo? Ora sta a vedere quante sciocchezze questo maledetto universo ci fa commettere, di cui poi chiamiamo responsabile la misera coscienza nostra, tirata da forze esterne, abbagliata da una luce che è fuor di lei. E, all’incontro, quante deliberazioni prese, quanti disegni architettati, quanti espedienti macchinati durante la notte non appajono poi vani e non crollano e non sfumano alla luce del giorno? Com’altro è il giorno, altro la notte, così forse una cosa siamo noi di giorno, altra di notte: miserabilissima cosa, ahimè, così di notte come di giorno.

lunedì 12 settembre 2011

Il fu Mattia Pascal


Per consolarmi, il signor Anselmo Paleari mi volle dimostrare con un lungo ragionamento che il bujo era immaginario.
― Immaginario? Questo? ― gli gridai.
― Abbia pazienza; mi spiego.
E mi svolse (fors’anche perchè fossi preparato a gli esperimenti spiritici, che si sarebbero fatti questa volta in camera mia, per procurarmi un divertimento) mi svolse, dico, una sua concezione filosofica, speciosissima, che si potrebbe forse chiamarelanterninosofia.
Di tratto in tratto, il brav’uomo s’interrompeva per domandarmi:
― Dorme, signor Meis?
E io ero tentato di rispondergli:
― Sì, grazie, dormo, signor Anselmo.
Ma poichè l’intenzione in fondo era buona, di tenermi cioè compagnia, gli rispondevo che
mi divertivo invece moltissimo e lo pregavo anzi di seguitare.
E il signor Anselmo, seguitando, mi dimostrava che, per nostra disgrazia, noi non siamo come l’albero che vive e non si sente, a cui la terra, il sole, l’aria, la pioggia, il vento, non sembra che sieno cose ch’esso non sia: cose amiche o nocive. A noi uomini, invece, nascendo, è toccato un tristo privilegio: quello di sentirci vivere, con la bella illusione che ne risulta: di prendere cioè come una realtà fuori di noi questo nostro interno sentimento della vita, mutabile e vario, secondo i tempi, i casi e la fortuna.
E questo sentimento della vita per il signor Anselmo era appunto come un lanternino che ciascuno di noi porta in sè acceso; un lanternino che ci fa vedere sperduti su la terra, e ci fa vedere il male e il bene; un lanternino che projetta tutt’intorno a noi un cerchio più o meno ampio di luce, di là dal quale è l’ombra nera, l’ombra paurosa che non esisterebbe, se il lanternino non fosse acceso in noi, ma che noi dobbiamo pur troppo creder vera, fintanto ch’esso si mantiene vivo in noi. Spento alla fine a un soffio, ci accoglierà davvero quell’ombra fittizia, ci accoglierà la notte perpetua dopo il giorno fumoso della nostra illusione, o non rimarremo noi piuttosto alla mercè dell’Essere, che avrà soltanto rotto le vane forme della nostra ragione?

mercoledì 10 novembre 2010

venerdì 5 novembre 2010

Non mi rattrista essere privato di un certo tipo di piacere ma piuttosto che una parte delle attività umane mi è estranea.

Probabilmente non sfornerò mai un capolavoro, ma chi se ne frega? Sento che mi sta nascendo un Tono tutto mio, e quel Tono, per quanto stravagante possa essere, è la cosa di cui più vado fiero, perchè preferisco scrivere come un ballerino, muovendo il culo al ritmo del boogaloo che ho in testa, e forse raggiungere solo i lettori a cui piace usare i libri per muovere il culo, che non essere, o scrivere per, l'uomo che si è ritirato in clausura da qualche parte a leggere Eschilo, mentre questo mondo stupefacente andava sbandando folle sotto le sue finestre.

Lester Bangs

sabato 5 giugno 2010

Pete Seeger o l'Ecclesiaste che dir si voglia (Nil sub sole novum)


«Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
C'è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
Un tempo per stracciare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace. »

Il precipizio degli empi.

L'Illuminismo é dunque l'uscita dell'uomo dallo stato di minoritá che egli deve imputare a se stesso. Minoritá e l'incapacitá di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro; imputabile a se stesso se la causa di essa non dipende da un difetto di intelligenza ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro.SAPERE AUDE (Abbi il coraggio di conoscere -Orazio-)! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! (Gran parte degli uomini, pur essendo stati creati liberi dalla natura, si accontenta molto volentieri di rimanere "minorenne" tutta la vita. Questa condizione é dovuta a PIGRIZIA (non assumersi le proprie responsabilitá é una scelta comoda) e alla VILTÁ (non si ha mai il coraggio di cercare la veritá). In ogni caso il risultato di questa NON scelta é la facilitá per i piú scaltri ( o potenti) di erigersi ad interessati tutori di costoro.
Immanuel Kant
-"Bello ... in un certo senso illuminante ...Mi piacerebbe pero' avere una definizione di responsabilita' e verita' alle quali il testo fa riferimento.Ho da tempo la sensazione che si tenda abusare di tali espressioni dando per scontato che tutti attribuiscano loro un significato univoco ed ovvio.... Quali responsabilita' vanno assunte in quanto "proprie" dell' individuo impregnato del proprio essere umano e quali assumiamo per un falso senso di predeterminazione ... forse la vera (o per lo meno un altro tipo di) pigrizia a volte non risiede nel non assumersi certe responsabilita', ma proprio nel considerare inevitabile assumerle ... come se esistesse un modello assoluto ... forse minorenni per tutta la vita ci rimangono anche (e soprattutto) coloro che, troppo pigri per fare il grande sforzo necessario per comprendere quali realmente siano le "proprie" responsabilita' (sarebbe a dire lo sforzo di conoscersi), si accontentano di assumersi le responsabilita' che qualcun altro ha deciso di attribuire loro. In questo senso pigrizia e vilta' possono coincidere.Sono piu' preoccupato di quanto la NON scelta risulti per molti in una NON vita, che di quanto possa favorire gli scaltri ma pur sempre VILI e PIGRI potenti che ci sono sempre stati e sempre ci saranno ... Che i meno vili si facciano piu' scaltri (una combinazione forse incompatibile) o che si cominci tutti a scegliere di piu' e meglio !!!"-
-"Lungi da me l´assolutismo!! Sono cosí infarcito di teoria relativista che Papa Ratzinger non saprebbe dove nascondersi per la paura… Non esistono responsabilitá assolute cosí come non esistono veritá assolute ma solo tante diverse prospettive personali e punti di vista. Esistono invece responsabilitá soggettive e veritá soggettive che rispondono unicamente alla propria morale. Quale sia questa morale non mi interessa e non mi é dato saperlo, perché non é una sola, ma tante quanto le vite degli esseri umani. Il ladrone e il medico senza frontiere avranno morali differenti, una piú nobile dell’altra a seconda di come le si vuole interpretare ma almeno sono coerenti cono loro stessi. Se esiste un dio, sará poi lui a giudicare chi ha fatto bene e chi no. A parte che siamo troppo diversi fra noi per poterci permettere morali e responsabilitá indistintamente valide ed uguali per tutti. E meno male é cosí perché altrimenti vivremmo soffocati dal dogmatismo. Veritá e responsabilitá assolute sono ossimori in se, come la “felicitá eterna” e su questo siamo d’accordo.Questo é solo il mio punto di vista personale, che coincide con il tuo fra l’altro. Peró io volevo dire un’altra cosa. Tu vuoi spostare il tema verso altre riflessioni, affermando (e sono comunque d'accordo con te) che le veritá e le responsabilitá siano quelle che “altri" soggetti ci hanno imposto; la famiglia, il contesto culturale, la parrocchia etc etc. Corriamo peró il rischio di incappare nello stesso sbaglio di rendere “assolute” le posizioni personali “relative”, cadendo nell’errore oggetto della tua denuncia. Sfoceremmo cosí in uno sciovinismo ideologico anche noi, faremmo un pó la fine dei maiali nel libro di Orwell "La fattoria degli animali".Le responsabilitá e le veritá non seguono modelli preconfezionati ma soggettivi. Ognuno segue ció che é meglio per se stesso con un minimo di ragione, senso cívico e rispetto per gli altri e le altrui opinioni. Capisco perfettamente cosa vuoi dire con le tue parole. Prova peró a decontestualizzare il testo di Kant. Non incorriamo nell’errore di voler “assolutizzare” tutto anche noi. Egli aveva le tue stesse preoccupazioni riguardo la veritá/responsabilitá. Ma nel caso della nota, era una preoccupazione su scala sociale. Per troppo tempo la societá medievale era stata intrappolata nelle veritá e responsabilitá imposte da altri, forse piú scaltri, sicuramente piú assetati di potere. Veritá e responsabilitá predetermínate e non autodeterminate. L’illuminismo é per Kant la rivincita dell’intelletto relativo sulla schiavitú intellettuale dell’epoca, sull’imperialismo dogmatico. “State buoni perché Dio vi dará la vita eterna, non fa niente che ora state crepando di fame” dicevano i preti al popolo. Gli stessi preti che da un lato punivano chi non si piegava al dogma e dall’altro si ingrassavano grazie al dogma stesso. La societá medievale ha avuto le colpe che tu stesso sottolinei.Contestualizzando peró le parole della nota nelle esistenze delle persone taggate, il significato cambia. Il mio era un intento benevolo per farsi coraggio, prendendo ed ironizzando le nostre inquietudini di 30enni appartenenti alla copy paste generation, la quale, guardandosi indietro non vuole ripetere le esperienze dei propri genitori ma allo stesso tempo non ha una cazzo di idea su cosa vogliono veramente. Nessuna velleitá moralistica, nessun desiderio di rendere assoluta la veritá o il senso di responsabilitá. Si tratta solo di prender coscienza di chi siamo e cosa vogliamo veramente. L’unica responsabilitá é verso noi stessi, l’unica veritá é quella di guardarsi allo specchio e sentirsi orgogliosi dell’immagine che ci si trova di fronte.Nel nostro caso la paura e la pigrizia sono i nemici che ostacolano il raggiungimento dei nostri sogni, dei nostri obiettivi, nulla di piú. A volte ci impediscono anche solo di capire cosa realmente vogliamo. Spiazzati da un nulla assordante. Il precipizio degli empi. La paura di non riuscire, l’accidia che ci rende buoni teorici e demagoghi ma scarsi uomini pratici. L’incapacitá di trovare un mezzo espressivo, siamo dei Fellini che ancora non hanno trovato il proprio Rossellini. Non sto parlando di altra cosa se non forse l'egoistico senso di cercare di star bene, con noi stessi e con gli altri. Paura e pigrizia permettendo.Me ne fotto dei popoli e lo sai."-

giovedì 20 maggio 2010

"Non pensavo che ti piacessero i piccioni"

"Mi piace tutto ció che non parla"

Vittorio Gassman -The Sleepers-

venerdì 19 marzo 2010

-"Non ho alcuna particolare abilitá ma solo il desiderio di vivere umanamente".-


M.A. Bulgakov

martedì 10 novembre 2009

Le Passanti.

Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà
a quella conosciuta appena
non c'era tempo e valeva la pena
di perderci un secolo in più.

A quella quasi da immaginare
tanto di fretta l'hai vista passare
dal balcone a un segreto più in là
e ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto e che tu le hai deciso
in un vuoto di felicità.

Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino
e magari sei l'unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano.

A quelle che sono già prese
e che vivendo delle ore deluse
con un uomo ormai troppo cambiato
ti hanno lasciato, inutile pazzia,
vedere il fondo della malinconia
di un avvenire disperato.

Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante
scavalcate da un ricordo più vicino
per poco che la felicità ritorni
è molto raro che ci si ricordi
degli episodi del cammino.

Ma se la vita smette di aiutarti
è più difficile dimenticarti
di quelle felicità intraviste
dei baci che non si è osato dare
delle occasioni lasciate ad aspettare
degli occhi mai più rivisti.

Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere.

lunedì 2 novembre 2009

La necessitá ha la faccia di una cagna.

It ain't no use to sit and wonder why, babe
It don't matter, anyhow
An' it ain't no use to sit and wonder why, babe
If you don't know by now
When your rooster crows at the break of dawn
Look out your window and I'll be gone
You're the reason I'm trav'lin' on
Don't think twice, it's all right

It ain't no use in turnin' on your light, babe
That light I never knowed
An' it ain't no use in turnin' on your light, babe
I'm on the dark side of the road
Still I wish there was somethin' you would do or say
To try and make me change my mind and stay
We never did too much talkin' anyway
So don't think twice, it's all right

It ain't no use in callin' out my name, gal
Like you never did before
It ain't no use in callin' out my name, gal
I can't hear you any more
I'm a-thinkin' and a-wond'rin' all the way down the road
I once loved a woman, a child I'm told
I give her my heart but she wanted my soul
But don't think twice, it's all right

I'm walkin' down that long, lonesome road, babe
Where I'm bound, I can't tell
But goodbye's too good a word, gal
So I'll just say fare thee well
I ain't sayin' you treated me unkind
You could have done better but I don't mind
You just kinda wasted my precious time
But don't think twice, it's all right

Bob Dylan

Sangue e Sperma.

Si quería desarollar mi imaginación personal, antes que nada debería librarla de la tiranía del peso. Por su fuerza de atracción, el planeta estaba siempre presente en el cuerpo diciéndome: "Eres mío, de mí vienes y a mí llegarás". Sentí que lo más que pesaba era la sombra. Me llené de ella, una materia densa, dolorosa, agobiante. Colmé mis piés con su negrura, luego las piernas y el resto del cuerpo. Cuando fui una piel rellena de alquitrán, inspiré lo más profundo que pude y espiré el magma de mis pies rellenándolos esta vez de luz. Vacié mis piernas, mis brazos, mi tronco, mi cabeza y fui un pellejo colmado de resplandeciente energía. Me sentí liviano, cada vez más liviano. Me pareció que si daba un paso iba a saltar veinte metros. La ausencia de sensación de peso me llenó de alegría, de ansia de vivir, me hizo respirar profundo. Ya no tenía el espiritu invadido por desperdicios psicológicos, dolorosas serpientes de sombra. Tuve ganas de vestirme y salir a caminar. Así lo hice. Eran las cuatro de la madrugada. El barrio obrero, con sus faroles vacíos estaba casi sumido por las tinieblas. Sintiéndome tan luminoso como la luna, marché dando de vez en cuando agradables saltos. De pronto vi aproximarse a tres individuos de mala catadura. Prudente, cambié de vereda. Ellos, al ver mi movimiento defensivo, se abrieron en abanico. Uno sacó una macana, el otro un cuchillo y el tercero una pistola. Me lancé a correr hacia la calle San Pablo, arteria central del barrio por donde pasaban tranvías y había aún la posibilidad de encontrar un bar abierto. "Detente huevón!" gritaron. Lancé una llamada de auxilio que sonó como un chillido de puerco en el matadero. ¡Ninguna ventana se abrió! ¡Ninguna puerta! Allí iba yo, el ex ingrávido, galopando más pesado que el paquidermo, bajo el indiferente firmamento, luciendo en mis pantalones la huella fecal del miedo. Con el dolor de la dignidad pulverizada, deposité mis esperanzas en llegar el la calle central. ¡A diez metros de ella vi que estaba oscura! Entonces vencido, entregado, temblando, me detuve y esperé a los bandidos. ¡Llegaron junto a mí y de un puñetazo en el ventre me lanzaron al suelo! Con calma agónica les rogué que no me mataran, que se llevaran todo, porque yo era un poeta. Me registraron los bolsillos, extrajeron un arrugado billete de estudiante. Después de observarlos con minuciosidad me los devolvieron, junto con el dinero, saludaron y se fueron diciendo que eran policías, que me habían confundido con un ladrón. "¡Joven, para otra vez no huya, porque se hace sospechoso!" Adolorido, en cuerpo y alma, llagué a San Pablo. ¡Allí, a la vuelta de la esquina, en una cafetería alumbrado por una lámpara de gas, un grupo de personas jugaba a las cartas! ¡Con unas cuantas zampadas habría estado a salvo! ¡Si hubieran sido en verdad asaltantes, podrían haberme degollado por entragarme así, como una res, a unos pasos de la salvación! ¡En ese mismo instante juré que siempre mantendría mi esfuerzo hasta que no me quedara una gota de energía y que nunca abandonaría una obra empezada hasta haberla terminada!

A. Jorodowsky

martedì 27 ottobre 2009

Almost Blue.

Almost blue
Almost doing things we used to do
There's a girl here and she's almost you
Almost
All the things that your eyes once promised
I see in hers too
Now your eyes are red from crying

Almost blue
Flirting with this disaster became me
It named me as the fool who only aimed to be

Almost blue
It's almost touching it will almost do
There's a part of me that's always true... always

Not all good things come to an end now, it is only a chosen few
I have seen such an unhappy couple

Almost me

Almost you

Almost blue

martedì 20 ottobre 2009

Como é que vais (nostra Signora dei turchi).




Due cose mi vengono alla mente dopo questo giro in bici notturno:

a) perchè sono stato zitto dopo quell'esplicito invito?

b) ucciderei (metaforicamente) Roberto Castelli.



Lo interesante nunca es la manera
como alguien empieza o termina.
Lo interesante es el medio,
aquello que ocurre en el medio.
No es casual que la velocidad más grande
esté en el medio.
En el medio es donde se encuentra el devenir,
el movimiento, la velocidad, el torbellino.
Carmelo Bene dice que hay que ver a los autores menores, que son los verdaderos grandes autores, los intempestivos.
Gilles Deleuze

sabato 3 ottobre 2009

Da un essere umano, che cosa ci si può attendere? Lo si colmi di tutti i beni del mondo, lo si sprofondi fino alla radice dei capelli nella felicità, e anche oltre, fin sopra la testa, sì che alla superficie della felicità non salga che qualche bollicina, come sul pelo dell'acqua - gli si diano la tranquillità e di che vivere, al segno che non gli rimanga proprio nient'altro da fare se non dormire, divorare pasticcini e pensare alla sopravvivenza dell'umanità; ebbene, in questo stesso istante, proprio lo stesso essere umano che avete reso felice, da quel bel tipo che è, e unicamente per ingratitudine, e per insultare, vi giocherà un brutto tiro. Egli metterà in gioco persino i pasticcini, e si augurerà la più nociva assurdità, la più dispendiosa sciocchezza, soltanto per aggiungere a questa positiva razionalità un proprio funesto e capriccioso elemento. Egli vorrà conservare le sue stravaganti idee, la sua banale stupidità.

il (dipende dai punti di vista) consolatore di anime,

Fëdor Dostoevskij

mercoledì 24 giugno 2009

Naròdnaja Rasprava.



La città trafficata, lo slalom in bici fra i turisti. Tutto di un silenzio assordante.
"Chi perde il suo spirito, perde anche la fede, perde Dio. Non è un uomo negativo nè positivo, è splendidamente dotato e intelligente, sensibile e acuto, ma incapace di realizzare le proprie doti, di ritrovare un contatto con la vita autentica. Intorno a lui è il quadro, a sua immagine e somiglianza, di un mondo folle e sradicato, perduto forse per sempre, nonostante non manchino i punti di riferimento per una rinascita e rigenerazione spirituale."

Il grande Fedor. Un diavolo. Sebbene le sue parole devono essere contestualizzate, sono abbastanza rappresentative del mio stato d'animo.
Devo fare il conti con la possibile risposta che un giorno potrei darmi:

"Sì è tutto qui."

A cosa servirò mai? Chissà se mi è dato saperlo. Per ora apprezzo il percorso. E poi cosa diavolo c'entrerà mai il film "Sidewalks" che tanto mi ricorre in questi giorni?
I petardi scoppiavano lontano vicino alla spiaggia ed io volutamente mi estraevo dai contesti in cui ci potrebbero essere troppe persone. Non ho assolutamente voglia di fare conversazione ora.
Finirà presto l'era della filantropia, dell'indignazione, dell'immobilismo, delle cose fini a sè stesse. Si sviluppa la data consapevolezza della conseguenzialità causa ed effetto.
Sono consapevole che fra un pò mi chiederanno di stare zitto.